Il Castello Sforzesco, un tesoro scomparso e un guardiano inefficiente

Il Castello Sforzesco, un tesoro scomparso e un guardiano inefficiente

Pochi sanno che il Castello Sforzesco di Milano ha anche una Sala del Tesoro. Vi si accede dal Cortile della Rocchetta, e ospita per qualche mese la mostra su Bramantino. Il tesoro in questione era quello di Ludovico il Moro, Duca di Milano ai tempi di Leonardo da Vinci, ed era di assoluto rispetto, dato che su quel tesoro l’ambizioso duca fondava tutto il suo programma di espansione militare e conquista del Nord Italia. Purtroppo del mitico tesoro si sono perse le tracce…e forse un motivo c’è, come vedremo tra poco. Il tesoro veniva custodito nella sala più protetta del castello, all’interno del Cortile della Rocchetta, protetto da un ingegnoso sistema antifurto. Non contento, il Duca mise a guardia dell’ingresso del caveau anche un affresco di grandi dimensioni, a monito contro i ladri, che è stato riscoperto solo nel 1890 dopo essere rimasto sepolto per secoli sotto un intonaco.

Argo dai cento occhi

L’affresco misterioso
Cosa raffigurava questo “affresco da guardia”? Purtroppo il volto del personaggio venne danneggiato quando fu rifatto l’arco della volta che si inserisce proprio nel bel mezzo dell’affresco. La mancanza del volto fu sicuramente uno dei motivi che resero difficile l’identificazione di questo personaggio fin da subito. Mueller-Walde attribuì l’architettura dipinta al Bramante e il personaggio a Leonardo da Vinci. Leonardo è sicuramente l’autore degli affreschi della sala delle Asse del Castello ed era quindi abbastanza legittimo pensare che avesse affrescato anche altre sale. Secondo l’architetto Luca Beltrami, responsabile della complessa opera di restauro del Castello iniziata nel 1893, l’intero affresco era invece da attribuire a Leonardo. Questa teoria si fondava sulla somiglianza tra questo personaggio ed uno schizzo di Leonardo contenuto nel Codice Atlantico. Si pensava in particolare che il personaggio fosse Mercurio.

Sala delle Asse

Molti anni sono passati dalla sua prima scoperta e molti studiosi hanno avuto modo di confrontarsi con l’opera. Oggi c’è infatti un generale accordo nell’attribuire l’opera a Bramantino, artista molto dotato, secondo alcuni “il più grande artista lombardo del Rinascimento”, che lavorò alla corte ducale negli stessi anni di Leonardo. Si è anche riusciti a capire chi è il “personaggio senza volto”: si tratta non di Mercurio ma di Argo dai cento occhi.

Chi era Argo?
La mitologia greca narra che Zeus si innamorò della ninfa Io ma la moglie Era iniziò a sospettare il tradimento. Zeus per non farsi scoprire tramutò Io in una giovenca. Era, ancora sospettosa, insistette per farsi regalare il povero animale e lo affidò al gigante Argo affinchè nessuno vi si avvicinasse. Argo aveva infatti cento occhi, non dormiva maiperchè per riposare gli bastava chiudere i suoi occhi a rotazione. Zeus però, dispiaciuto per la ninfa incaricò Ermes di liberarla. Ermes, camuffato da pastore, andò quindi da Argo e suonando una melodia iniziò a raccontare una storia fino a quando il povero Argo si addormentò completamente, con tutti e cento gli occhi. Ermes potè così uccidere il gigante e liberare la ninfa Io. La dea Era, addolorata per la morte di Argo, prese gli occhi dalla testa di Argo e li distribuì sulle piume dei pavoni, animali a lei sacri. Nell’affresco del Castello Sforzesco si vedono infatti due pavoni disposti sui lati.

Affresco nella Sala del Tesoro

Dunque… a voler essere precisi come guardiano Argo non si dimostrò certo il massimo dell’efficienza. Rimane quindi il dubbio di come mai gli Sforza abbiamo scelto proprio lui come “custode” del loro tesoro! Sarà forse per questo che hanno “decapitato” l’affresco già in epoca sforzesca per rifare il soffitto? Infatti il rifacimento della volta risale al 1499 e l’affresco è del 1490 circa.

Per saperne di più sull’affresco di Argo e i segreti del Castello Sforzesco puoi seguire la nostra visita guidata “Enigmatici, simbolici e affascinanti: Leonardo da Vinci e Bramantino”.