L’ultimo viaggio di Leonardo

L’ultimo viaggio di Leonardo

Il castello di Clos Lucé

E’ vero che ci chiamiamo Leonardo a Milano, ma siamo pronti anche ad uscire dal Bel Paese per seguire le orme di Leonardo. Quest’estate siamo andati in Francia a visitare il castello di Clos Lucé per vedere con i nostri occhi gli ultimi luoghi segnati dalla presenza del grande Maestro. E adesso ve li possiamo raccontare.

Leonardo da Vinci, segnato da anni di continue ricerche e bisognoso di una tranquillità che in Italia non poteva più trovare, passa gli ultimi tre anni della sua vita al servizio del re francese Francesco I, che nel 1516 lo invita a risiedere nella sua dimora estiva, il castello di Clos Lucé, nella valle della Loira.

Il castello di Clos Lucé, chiamato anche Cloux, è una bella e tranquilla dimora a due piani congiunti da un’elegante scalinata e circondata da un vasto parco verdeggiante. Situato a 400 metri dal castello di Amboise, il palazzo viene adibito per due secoli a dimora reale e residenza estiva dei sovrani francesi. Il nome deriva forse da Virgo Lucis  “Vergine della Luce”, un affresco di straordinaria bellezza dipinto dagli allievi di Leonardo, tra cui probabilmente Francesco Melzi, nella cappella di Anna di Bretagna, posta al piano terra della dimora.

A giudicare dal trattamento riservatogli al castello di Clos Lucé, a quel tempo il grande Maestro doveva già essere molto amato e apprezzato oltralpe.

Effettivamente, Francesco I tratta Leonardo con tutti gli onori, lo nomina “primo pittore, architetto e ingegnere del re”, gli mette a disposizione la propria dimora, gli versa una principesca rendita annua di 700 scudi d’oro e gli paga le sue opere, chiedendogli in cambio soltanto la possibilità di conversare con lui. Una leggenda narra che quasi ogni giorno Francesco I raggiunge Leonardo attraverso il passaggio segreto che collega il castello di Amboise al seminterrato del castello di Clos Lucé, solo per il piacere di sentirlo parlare.

Il castello di Amboise

A Cloux Leonardo trascorre gli ultimi anni della sua vita dedicandosi a tempo pieno alle sue passioni: gli studi di ingegneria e geometria, i progetti architettonici, i disegni di anatomia, meccanica e idraulica. Non mancano le attività di scenografo con l’organizzazione di grandiose feste per la corte, probabilmente repliche della festa del “Paradiso” che ha organizzato al Castello Sforzesco di Milano per Ludovico il Moro. Questi spettacoli sono molto apprezzati dalla corte francese e dai suoi ospiti: si legge in una lettera di Galeazzo Visconti, ambasciatore di Venezia che “il re offrì un banchetto in una festa straordinaria […]. Il luogo era il Cloux, bellissimo e maestoso palazzio. La corte era ricoperta de panni del colore celeste, con le stelle di oro ad similitudine del cielo, poi gli erano li principali pianeti, el sole a un lato et la luna per opposito […], Marte Iove et Saturno erano messi al loro ordine con li 12 segni zodiacali […]. V’erano 400 candelabri a due bracci, tanto luminosi che la notte parea scacciata”.*

La nostra visita al castello di Clos Lucé
Oltrepassato l’ingresso del castello, con uno sguardo si capisce subito di non aver davanti il solito lusso inaccessibile dei castelli rinascimentali. C’è qualcosa di diverso nell’aria, qualcosa che mette subito il visitatore a suo agio.. non si tratta di una dimora finta, “di facciata”, che doveva esaltare la potenza e la magnificenza di una corte, ma di una casa vera, di luoghi pienamente vissuti, segnati dalle tracce della quotidianità: una sedia sgualcita, un tavolo usurato, un camino annerito.

“Sì come una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire” (Leonardo da Vinci)

La camera di Leonardo

Dopo aver oltrepassato il ballatoio, la visita inizia sfoggiando subito il suo pezzo forte: la camera dove il 2 maggio del 1519 muore Leonardo all’età di 67 anni.

La cosa che colpisce di più entrando in questa sala è la sua sobrietà, tipica del carattere di Leonardo, in contrasto con l’eleganza della facciata del castello in mattoni rosa e pietre di tufo scolpite.  Sulla parete a sinistra del letto la copia dell’opera del pittore francese Ingres, che ritrae Leonardo morente tra le braccia di Francesco I, sembra fermare il tempo e trasporta gli spettatori in quella stessa scena di cinque secoli fa.

Copia di  “La morte di Leonardo da Vinci” di Ingre

In una sorta di atmosfera sacrale, in assoluto silenzio, i visitatori attraversano la camera e scrutano con rispetto il letto a baldacchino sul quale è morto il grande Maestro, come se stessero vivendo in prima persona quel tragico momento.

 

 

La fedele cuoca di Leonardo
Dopo aver passato le sale settecentesche e il salone rinascimentale dove Leonardo accoglieva i suoi ospiti, si apre davanti a noi la cucina, il regno di Mathurine, cuoca di Leonardo. È qui che la fedele inserviente prepara i pasti per Leonardo nel grande camino di pietra, davanti al quale il Maestro si riscalda nelle fredde serate invernali. Mathurine conosce bene i suoi gusti: Leonardo è molto attento all’alimentazione, è vegetariano e predilige una dieta moderata. Sulla scala che ci conduce verso il seminterrato leggiamo delle citazioni che racchiudono in poche parole il pensiero del grande Maestro: “Se voi star sano attienti a questa dieta: non mangiar sanza voglia”. E a quanto pare, rapito nei suoi studi, si dimenticava spesso di mangiare, tanto che su un suo manoscritto del 1518 i calcoli di geometria sono bruscamente interrotti con un “eccetera, perché la minestra si fredda”: il grande Maestro, probabilmente incalzato dai continui richiami di Mathurine, si trova costretto a rompere la concentrazione per andare a mangiare.

La cucina di Leonardo

Dal canto suo, Leonardo era molto legato a Mathurine, tanto che nel suo testamento le lasciò due ducati e “una veste de bon pan negro foderata de pelle”.

Leonardo ingegnere d’avanguardia
La visita al castello termina nel seminterrato dove sono esposte una quarantina di riproduzioni di macchine realizzate da IBM a partire dai disegni originali del Maestro e utilizzando i materiali dell’epoca. È proprio qui, grazie ai modellini e alle animazioni in 3D di alcune macchine progettate con secoli di anticipo come il carro d’assalto, la prima automobile, il ponte girevole e la barca a pale, che a colpo d’occhio ci si fa un’idea del genio di Leonardo negli ambiti più disparati: civile, militare, meccanica, ottica, idraulica e persino aeronautica.

Modellino di vite aerea

Infatti, il desiderio che Leonardo nutriva in segreto, forse il più azzardato di tutti per quel tempo e che lo ossessionava fin dall’infanzia, era quello di creare una macchina che fosse in grado di far librare l’uomo nel cielo come un grande uccello rapace.  E sembra quasi riuscirci, ideando un prototipo di paracadute, di un elicottero e persino una macchina per volare dotata di ali battenti. Ma è ancora troppo presto per realizzare il suo sogno, tuttavia Leonardo saprà raggiungere le più alte vette della conoscenza del tempo sui principi della resistenza aerodinamica nei suoi appunti raccolti nel Codice sul Volo degli Uccelli.

Sembra tutto finire qui e invece..
Una volta usciti dal castello di Clos Lucé, ci si accorge che c’è tutto un altro mondo da esplorare, il vero regno del grande Maestro: il parco “Leonardo da Vinci”. È uno spazio naturale caratteristico delle zone umide della Valle della Loira con la sua rigogliosa vegetazione e le acque sorgive che scaturiscono dalla roccia scorrendo a cascate.

Tutto ciò che Leonardo ha creato deriva da una profonda osservazione della natura: era un instancabile studioso alla continua ricerca di fonti di ispirazione che provenivano dall’osservazione dei fenomeni naturali.

Il carro d’assalto e tela con disegno meccanico (a sinistra)

Attraversando il parco all’ombra dei grandi alberi, lungo le tappe del percorso paesaggistico si possono ammirare le riproduzioni su tele translucide dei disegni e dei quadri più famosi di Leonardo e ci si può fermare alle postazioni sonore ad ascoltare le riflessioni filosofiche del Maestro e del suo discepolo Francesco Melzi. Ovunque si respira la presenza di Leonardo e anche noi ci sentiamo un po’ “ingegneri” azionando e manovrando i modellini ricostruiti a grandezza naturale delle macchine più ambiziose progettate dal Maestro.

La tomba di Leonardo
La morte di Leonardo sgomenta la corte ma soprattutto i suoi discepoli, primo fra tutti Francesco Melzi che rimane a fianco di Leonardo fino all’ultimo respiro. Tuttavia, la perdita di Leonardo deve essere stata un lutto per il mondo intero, poiché la natura non sarebbe più stata in grado di creare un uomo simile.

La lapide di Leonardo da Vinci

Dopo la sua morte, il grande artista viene inumato come sua volontà nel Castello di Amboise presso la chiesa di San Fiorentino. Non si conosce però il luogo esatto della sua sepoltura perché la chiesa viene distrutta e profanata nel 1807. I presunti resti ritrovati durante gli scavi del 1863 sono stati trasferiti nella cappella di Sant’Uberto, posizionata sulle grandi terrazze del castello di Amboise, dove oggi troviamo la lastra tombale di Leonardo da Vinci.
Ed è bello pensare che proprio qui, nella tranquillità di Amboise, Leonardo abbia potuto trovare riposo.

Con questo pensiero torniamo a Milano e possiamo dire di guardare il Cenacolo con un altro spirito.

 

* Silvia Alberti de Mazzeri, Leonardo. L’Uomo e il suo tempo, Milano, Rusconi, 1983, p. 253.