Pixar: matite, pastelli colorati, colori a olio e tempera …e solo alla fine pixel

Pixar: matite, pastelli colorati, colori a olio e tempera …e solo alla fine pixel
John Lasseter

John Lasseter

Se pensate che i film di animazione digitale siano realizzati da qualche sorta di nerd incollato al computer, sappiate che questa è solo una mezza verità, come ha raccontato John Lasseter, direttore artistico di Pixar, in un incontro pubblico, organizzato da Meet the Media Guru lo scorso Novembre 2011 a Milano. L’occasione era l’imminente inaugurazione della mostra Pixar 25 anni di animazione presso il Padiglione di Arte Contemporanea di Milano (23/11/2011 – 14/02/2012). Sicuramente molti già conoscono Pixar, ma per quanti navighino ancora nel buio si tratta della casa produttrice di film quali Cars, Toy Story, Alla ricerca di Nemo ecc. E’ stata fondata nel 1986 da Steve Jobs (sì sì, proprio lo stesso della Apple) ed è oggi parte del Gruppo Walt Disney.

Davanti ad una folla accorsa in massa – c’eravamo ovviamente anche noi di InvisibleStudio – John Lasseter ha raccontato il processo creativo che porta alla nascita di film di così grande successo. Bisogna innanzitutto avere una bella storia da raccontare, dei personaggi interessanti e convincenti con i quali il pubblico possa immedesimarsi ed inserire il tutto in un mondo credibile, anche se non necessariamente realistico.

Gli artisti di Pixar iniziano il loro lavoro partendo da “mezzi tradizionali” ossia dei semplici disegni su carta. Disegnano innanzitutto i passaggi fondamentali della storia che vogliono narrare e li dispongono su una lavagna, lo storyboard. Il processo creativo è per Pixar un’operazione collettiva dove tutti portano il loro input. I disegnatori creano infatti diversi storyboard che evolvono di volta in volta seguendo anche il feedback dei colleghi, prima di arrivare alla struttura definitiva. Anche i personaggi dei film nascono prima su carta come bozzetti, abbigliati in modo diverso, rappresentati con stili diversi, con tratti più o meno marcati, proprio come si fa quando per un quadro o una scultura si provano diverse composizioni dei personaggi e diverse espressioni del volto prima di arrivare all’opera finale. Bisogna infatti dare ai personaggi un’anima, un carattere ed una personalità proprio come i protagonisti di Cars che sono ben più di auto a cui sono stati disegnati gli occhi.

Anche i colori hanno un ruolo importante soprattutto per comunicare le emozioni. Lo studio sui colori viene fatto attraverso colourscripts: disegni solo abbozzati e sfuocati nei dettagli ma dove sono state inserite combinazioni di colori diverse fino a trovare quella che funziona meglio.

Di disegni e pixel se ne vedono tanti anche qui nell’ufficio di InvisibleStudio. Anche per il webdesign si parte infatti da carta e matita. Nella foto qui accanto si vede proprio la primissima bozza realizzata a mano e il risultato finale digitale della Guida Culturale di Malta realizzata per la Malta Tourism Authority.

Ma torniamo ai nostri amici della Pixar che come dicevamo producono centinaia di bozzetti, disegni di vario genere e modelli in 3D in resina dei vari personaggi. Queste opere vengono esposte per la prima volta in Europa proprio in occasione della mostra ora in corso al Padiglione di Arte Contemporanea e che ho avuto occasione di visitare lo scorso finesettimana. Si tratta di una mostra in un certo senso molto tradizionale e poco digitale, composta sostanzialmente da disegni incorniciati e appesi alle pareti, e teche con modelli in 3D dei vari protagonisti dei film. Il talento degli artisti di Pixar è però notevole e i disegni sono davvero molto belli.

La cosa più straordinaria che la mostra offre è però uno zootropio, un sistema che crea l’illusione di movimento utilizzando figure statiche. Si tratta del sistema che sta alla base del cinema di animazione. Ecco un breve video – vedere lo zootropio dal vivo è però molto più emozionante, si rimane incantati.

C’è poi l’Artscape: un’installazione video dove immagini dei disegni esposti vengono trasformate in 3D e animate in modo che lo spettatore possa capire il passaggio dal disegno iniziale al prodotto digitale che arriva poi sul grande schermo.

La riflessione che si ricava da questa mostra è che le nuove forme di arte digitale non portano con sé la scomparsa di modi di espressione artistica più tradizionali ma anzi se vogliamo li arricchiscono con nuove forme espressive. Per concludere potremmo citare proprio John Lasseter: “L’arte sfida la tecnologia e la tecnologia ispira l’arte”.

Naturalmente quando visitate la mostra non potete mancare di farvi una bella foto con i protagonisti di Monster & Co. !