Perchè radere al suolo il Castello Sforzesco di Milano non era un’idea tanto pazza

Perchè radere al suolo il Castello Sforzesco di Milano non era un’idea tanto pazza

Di Giuliano Gaia

La cosa più difficile nell’affrontare la storia è anche la cosa più difficile di ogni relazione umana: mettersi nei panni degli altri. Che sia un vicino di casa o un antico romano, ciò che davvero fatichiamo a comprendere è come gesti apparentemente folli in verità risultino perfettamente logici all’interno di un sistema di valori e di un vissuto diversi dal nostro.

Locandina della mostra su Luca Beltrami

Questo concetto mi è stato potentemente evocato dalla mostra su Luca Beltrami architetto, aperta fino al 29 giugno 2014 al Castello Sforzesco di Milano. E proprio di Castello Sforzesco parlerò diffusamente più avanti, e in particolare dell’idea di abbatterlo, molto in voga a fine Ottocento.

Ritratto di Luca Beltrami

Diamo però innazitutto due coordinate su chi era Luca Beltrami. Beltrami era uno di quei personaggi che sembrano costruiti per generare un complesso di inferiorità. Grande architetto, storico dell’arte, incisore, museologo, collezionista, uomo politico, giornalista e saggista – e con ottimi risultati in ognuno di questi campi. Ha rifatto la facciata di Palazzo Marino, costruito il palazzo della Banca Commerciale Italiana (che oggi ospita Gallerie d’Italia), di fatto creato Piazza Cordusio come la conosciamo oggi, restaurato S.Maria delle Grazie e soprattutto ha salvato il Castello Sforzesco dalla minacciata distruzione, ristrutturandolo e trasformandolo nella sede dei musei civici milanesi, facendone uno dei simboli della città.

 Il Castello Sforzesco oggi

Già, il Castello Sforzesco. A vederlo oggi, una delle più grandi architetture militari d’Europa, sede degli Sforza, calcato da Leonardo da Vinci e Bramante, sembra impossibile che a qualcuno possa essere venuto in mente di spianarlo per farne un quartiere di appartamenti eleganti. Sembra una di quelle follie che trovano giustificazione soltanto nella corruzione operata dai palazzinari che da sempre costruiscono in spregio a tutte le regole del buonsenso, dalle “insulae” pericolanti e sovraffollate dell’antica Roma agli abusi edilizi di oggi.

 Esterno del Castello prima del restauro di Luca Beltrami

Eppure, la mostra racconta una realtà più composita. Ad invocare la distruzione del Castello Sforzesco non erano solo avidi speculatori edilizi, ma anche intellettuali raffinati. A questo punto dobbiamo provare a metterci nei panni di un milanese di fine Ottocento. Innanzitutto il Castello era molto diverso da come lo conosciamo oggi: privo della Torre del Filarete, ricostruita proprio da Beltrami, era sostanzialmente una fortezza tozza e sgraziata, scurita dal tempo, una caserma lugubre e piena di terribili ricordi per i milanesi. Infatti da sempre il Castello era una fortezza “contro” la città e non “per” la città, come aveva acutamente notato Machiavelli, usata dai vari invasori per controllare la città e dagli odiati austriaci per asserragliavi le truppe e rinchiudervi i patrioti milanesi,  al punto che quando le truppe austriache sgomberarono il Castello durante le Cinque Giornate i rivoltosi vi trovarono mucchi di cadaveri di concittadini trucidati.

 Cortile del Castello prima del restauro di Luca Beltrami

Cacciati gli austriaci e fatta l’Unità d’Italia, Milano conobbe un’espansione edilizia talmente veloce da essere selvaggia, come un’esplosione di energia troppo a lungo compressa. La trasformazione di Milano in metropoli ha radice alla fine dell’Ottocento, quando nascono le grandi industrie, risplende l’illuminazione elettrica e la tentazione di distruggere quella tetra caserma ricordo di dominazioni straniere e di ferite ancora vive doveva essere ben forte in città.

Ecco perché anche se sono felice che Luca Beltrami abbia vinto la sua battaglia per salvare il Castello, non riesco a considerare dei pazzi i suoi avversari “distruttori”.