Leonardo da Vinci alla National Gallery: sguardi su una mostra

Leonardo da Vinci alla National Gallery: sguardi su una mostra

di Stefania Boiano e Giuliano Gaia

Potevamo noi di Leonardoamilano.org mancare alla mostra-evento degli ultimi anni su Leonardo da Vinci, “Leonardo, painter at the Court of Milan”, appena conclusa alla National Gallery di Londra? Certo che no, a costo di dover affrontare code estenuanti alla caccia degli ultimi biglietti rimasti, dopo che quelli in vendita online sono spariti nel giro di poche ore. Quando si fanno 6 ore di coda fermi nel vento ghiacciato di Trafalgar Square, ci si chiede continuamente se ne varrà la pena. La stessa domanda che si facevano tutti in quella coda lunghissima e ordinata, tra venditori ambulanti di caffè caldo e bagarini dalle facce truci che offrivano “Leonardo da Vinci tickets” a 50 o 100 sterline, contro le 16 del biglietto normale. 

Ebbene, dopo aver visto la mostra, la risposta non può che essere “Sì !” Valeva la pena di attendere ogni metro di quella penosa coda sottozero. Perché è stata una delle mostre più belle ed emozionanti, di quelle che capitano “una volta nella vita”, come molti in coda si ripetevano per resistere al freddo.

IL RITRATTO DI MUSICO

La prima sala è dedicata al ritratto, e la star è il “Ritratto di Musico” della Pinacoteca Ambrosiana di Milano. La valorizzazione del Ritratto è una battaglia che noi di Leonardoamilano portiamo avanti da anni, organizzando ostinatamente visite guidate all’Ambrosiana per ricordare ai milanesi che abbiamo la possibilità di goderci un autentico “Leonardo da Vinci”, ingiustamente trascurato fino ad oggi, ma non per questo meno importante e affascinante. Fino all’arrivo di Leonardo imperava infatti il ritratto classico di profilo, astratto e freddo come una medaglia, ed ecco che Leonardo col musico compie una prima, importante rivoluzione: lo ruota verso lo spettatore, fissa gli occhi negli occhi, ci mostra l’anima di questo sconosciuto musico di corte e crea il primo dei suoi indimenticabili “sguardi”. Vedere il Musico finalmente valorizzato ci ha allargato il cuore e dato nuovo entusiasmo – organizzeremo presto altre visite guidate all’Ambrosiana per mostrare il Musico di ritorno dal trionfo di Londra, e forse stavolta i nostri concittadini capiranno il perché del nostro affetto per questo dipinto.

LE DUE DAME
La seconda stanza è da mozzare il respiro. Due ritratti, due donne dal fascino potente, forse due rivali, in ogni caso due capolavori. Da un lato la Dama con l’Ermellino, Cecilia Gallerani, la giovane amante del Moro, dallo sguardo sensuale rivolto verso un osservatore misterioso, forse il Moro stesso, mentre con la lunga mano accarezza un ermellino irrequieto. L’audioguida la definisce “un ritratto che fa innamorare”, ed è vero, il misto di sensualità e innocenza che traspare dal dipinto è davvero ammaliante. E dall’altro lato della sala, come in un ring, la seconda donna, la Bella Ferronière, secondo gli organizzatori il ritratto di Beatrice d’Este, la moglie del Moro, donna di rara intelligenza, moglie sposata senza amore, ma che il Moro rimpiangerà amaramente dopo averla perduta. Altri studiosi invece identificano la misteriosa dama con Lucrezia Crivelli, un’altra amante del Moro, successiva a Cecilia Gallerani.

Ciò che per noi conta però è che lo sguardo di Beatrice, o Lucrezia, in questa mostra di sguardi tocca altre corde, è più maturo, più profondo, forse triste, in ogni caso penetrante, perché invece che guardare chissà dove come la giovane rivale, si fissa sullo spettatore, che quasi si vergogna di essersi lasciato ammaliare dalla grazia sensuale ma forse un po’ vuota della Dama con l’Ermellino. Interpretazioni fantasiose? Probabilmente… ma questo è il bello di Leonardo. I suoi personaggi sono così vivi, umani e magnetici che ognuno li riempie dei propri significati, come solo ai grandi classici può accadere.

IL SAN GEROLAMO

La terza sala si apre con il San Gerolamo della Pinacoteca Vaticana, che essendo non finito e giovanile è certo il meno spettacolare dei quadri di Leonardo presenti alla mostra. Qui però molto intelligentemente l’allestimento ha puntato sull’anatomia, affiancando al dipinto una serie di splendidi disegni anatomici che lasciano stupiti per l’eccezionale qualità di quelli che dovevano essere solo schizzi per uso personale.

 

 

 

 

 

LE DUE VERGINI

Anche la quarta stanza è dedicata a due donne, o meglio alla stessa: La Vergine delle Rocce, di cui per la prima volta nella storia la mostra ha riunito la prima versione del Louvre e la seconda, quella della National Gallery. “Neppure Leonardo stesso ha mai visto le due Vergini insieme”, ha efficacemente promosso il marketing della mostra, visto che sono state dipinte a distanza di molti anni.

Anche se la Vergine delle Rocce non è il quadro più affascinante di Leonardo, certamente il poter paragonare le due opere mostra con assoluta evidenza il percorso interiore dell’artista e la sua incapacità di rifare due volte la stessa cosa, a causa della sua insaziabile curiosità e sete di novità. Non una stanza così emotiva, dunque, forse una stanza più didattica, ma in ogni caso assolutamente coinvolgente e spettacolare.

I DUE SCOOP
Come ogni grande mostra che si rispetti, anche quella della National Gallery doveva offrire uno scoop. In questo caso la sorpresa più ovvia sarebbe stata “un nuovo Leonardo” da affiancare a quelli canonici. I curatori dapprima lasciano aperto un dubbio, suggeriscono senza affermare, presentando come “forse di Leonardo, forse di un allievo” la “Madonna Litta”. Con grande intelligenza i curatori, presentando indizi pro e contro la paternità di Leonardo, lasciano il visitatore libero di farsi una sua opinione se la Madonna Litta sia o no di Leonardo. Per noi, non può esserlo: è piatto, ha colori un po’ lividi, un uso meno accorto della luce, e in generale non ha quella magia che pervade tutti i quadri in mostra.

Ma il vero scoop è un altro: in mostra per la prima volta: il “Cristo Salvator Mundi”, e questo è davvero un Leonardo da Vinci, affermano i curatori. E a pelle lo diremmo anche noi. E’ splendido, leggermente triste e dolce al tempo stesso, con una luce morbida e dettagli curatissimi come la sfera trasparente e piena di riflessi, e infine trasmette una curiosa e indefinibile sensazione di familiarità, come di un lontano fratello mai conosciuto che si incontra per la prima volta.

IL CENACOLO
Eravamo curiosi di vedere come una mostra su “Leonardo pittore a Milano” potesse superare il problema di non poter mostrare il vero capolavoro del periodo milanese di Leonardo, il Cenacolo. Ebbene, il problema è stato risolto brillantemente esponendo la copia del 1520 del Giampietrino dell’Ultima Cena, in prestito dalla Royal Academy of Arts. E’ stata una mossa azzeccata per molti motivi: si tratta di una delle prime copie dell’Ultima Cena, in grado quindi di avvicinarci alla versione originale di Leonardo prima degli innumerevoli restauri e danneggiamenti, ci mostra alcuni dettagli perduti nell’originale, come gli elaborati sandali del Cristo, ed è imponente e maestosa come il vero Cenacolo, sia nelle dimensioni, sia nell’allestimento, essendo stata messa alla stessa altezza dell’originale.