Il ritorno di Leonardo a Milano

Il ritorno di Leonardo a Milano

By Enrica Passalacqua

Il 2015 per Milano è un anno d’oro per la riscoperta della sua storia culturale. La volontà di far riemergere la Milano romana, il restyling della Darsena e la creazione del nuovo Museo della Pietà Rondanini ne sono gli esempi più evidenti. Su tutti svetta un nome, Leonardo da Vinci.

La città celebra il genio vinciano con eventi e iniziative a lui dedicate. Prime tra tutte la grande mostra a Palazzo Reale organizzata da Skira Leonardo Da Vinci 1452 – 1519 e il Convegno Internazionale Leonardo da Vinci: Metodi e Tecniche per la costruzione della Conoscenza: dal Disegno, all’Arte, alla Scienza a cura di Pietro Marani e Rita Capurro (una delle esperte che accompagna i nostri tour Leonardo come non l´hai mai visto!) tenutosi presso gli spazi del Politecnico il 13 e 14 maggio. Un’iniziativa di carattere internazionale che ha permesso l’incontro di molti esperti, dai rappresentanti della Oxford University, ai curatori del Metropolitan Museum of Art, dagli studiosi del Musèe du Louvre, a quelli della National Gallery di Londra.
I relatori invitati sono le eccellenze del settore, permettendo un alto grado di aggiornamento sui più recenti studi leonardeschi e rendendo il convegno davvero unico. Oltre ai metodi d’indagine scientifica sono stati messi in luce i ragionamenti, e a volte i ripensamenti di questi scienziati dell’arte.

Le opere la cui analisi è il cardine di collegamento con la riscoperta Milano di questo momento sono principalmente tre: la Belle Ferronnière, opera simbolo della mostra a Palazzo Reale, le pitture della Sala delle Asse nel Castello Sforzesco e il Cenacolo Vinciano. La loro presenza a Milano segna il passaggio e la presenza di Leonardo in questa città, alla corte di Ludovico Maria Sforza. Le vicende del restauro della Belle Ferronnière sono state ripercorse in maniera esaustiva da due esperti del Dipartimento di Pittura del Musée du Louvre, Vincent Delieuvin e Elisabeth Ravaud. Fino al 1788 non si avevano documenti che attestassero lo stato di conservazione di questo dipinto e quando nel 1952, anniversario della nascita di Leonardo, ci fu una prima vera pulitura, si trovò uno strato molto spesso di vernici davanti al quale, coloro che si occuparono del lavoro, si fermarono. Nel settembre 2014 il museo ha deciso di iniziare un nuovo restauro del dipinto, con delle prove di alleggerimento dello strato pittorico in tre livelli. I test hanno rivelato che il primo livello di pulitura andava ad eliminare poco materiale, senza riuscire a raggiungere un risultato soddisfacente. Eliminando un ulteriore strato di vernice, l’incarnato della Dama riusciva a liberare l’opera dall’ingiallimento creatosi nel tempo. Il terzo livello eliminato rappresentava la parte più spessa e dura della vernice, liberando definitivamente la pittura originale leonardesca. In seguito a un dibattito tra gli esperti del Dipartimento di Pittura del Musèe du Louvre si è deciso però di fermarsi al secondo livello, in quanto, arrivando allo strato di colore rinascimentale, l’invecchiamento dei materiali sarebbe stato troppo evidente. L’elemento che ha determinato questa scelta è l’evidente crettatura del viso della dama che sarebbe stata troppo visibile e avrebbe potuto rovinare la percezione estetica del quadro. Ci è stato quindi, restituito un nuovo viso della Ferronnière, più naturale, anche se non del tutto autentico.

I veri tesori milanesi di cui si è parlato nella sezione dedica alla pittura, sono il Cenacolo e la Sala delle Asse. La Camera dei Moroni, vero nome della famosa sala del Castello Sforzesco, è da poco riaperta e visitabile. Com’è nata la volontà di restaurare questo spazio? L’hanno spiegato i tre relatori dei Musei Civici milanesi, che nel 2000 si accorsero della presenza di sali sulla superficie pittorica e di un diffuso stato di degrado dell’ambiente. Il progetto di restauro è ancora in work in progress, ma si è potuto constatare come la Camera dei Moroni fosse stata creata con un progetto unitario, avendo riscoperto la continuità degli enormi alberi di gelso (dipinti a scopo encomiastico di Ludovico il Moro, in quanto il gelso è detto “moro” in Lombardia) dalla volta alla parte bassa delle pareti.

La voce più applaudita della giornata è stata  quella di Pinin Brambilla Barcilon, colei che dedicò vent’anni della sua vita al Cenacolo Vinciano (1977-1999). Un intervento che ha dimostrato con quanta passione questa straordinaria studiosa si dedichi ancora oggi alla ricerca e allo studio delle opere del Maestro. Dalla sua analisi delle lunette del Cenacolo Vinciano, infatti, è emersa la presenza di un disegno sottostante allo strato pittorico più superficiale.La scoperta fondamentale è stata quella di un colore luminoso, dato da una stesura liquida, quasi assimilabile all’acquerello, sotto una materia più pesante e opaca. La tesi che è stata sollevata è che fosse un tentativo di Leonardo non tanto di tipo compositivo, ma legato all’utilizzo del colore. Il dubbio sul perché questo tipo di colorazione particolare sia stata ricoperta per ora rimane, ma le ipotesi avanzate vanno dall’insoddisfazione dell’artista, alla poca resistenza della tecnica sperimentata. Molte, quindi, le domande che ancora sono rimaste aperte. Tutti questi studi hanno fatto progredire le conoscenze sull’opera di Leonardo da Vinci, con la ferma consapevolezza, emersa dalla maggioranza degli interventi, che c’è ancora molto da scoprire e sono parecchi i quesiti a cui non è stata data risposta.