Cosa possiamo imparare dalla Bit Pop Revolution?

Cosa possiamo imparare dalla Bit Pop Revolution?

Di Giuliano Gaia

Se provi a chiedere a qualcuno chi ha fatto la storia dei computer, probabilmente salteranno fuori soltanto due nomi: Steve Jobs e Bill Gates, con un alone mistico il primo e lievemente luciferino il secondo. I più esperti potrebbero aggiungere Steve Wozniak, socio storico di Steve e autore dei due mitici primi computer Apple, l’Apple I e l’Apple II.  

Bill Gates & Steve Jobs

Steve Jobs e Bill Gates insieme agli esordi

Eppure a leggere Bit Pop Revolution, l’interessante libro di Tomaso Walliser e Cecilia Botta sui pionieri dell’informatica personale, emergono decine di nomi sconosciuti ai più, da Steve Russell, l’autore del primo videogioco, a Ed Roberts, creatore del primo computer personale a basso costo, l’Altair 8800, fino a Lee Felsenstein, designer dell’Osborne 1, primo computer di massa, e co-fondatore dello Homebrew Computer Club, palestra dei primi nerd della futura Silicon Valley.

Lee Felsenstein

Lee Felsenstein, geniale pioniere del computer

Eppure di loro non si ricorda (quasi) nessuno. La verità è che nelle rivoluzioni, come nelle guerre, la storia celebra solo i vincitori, e non tutti coloro che pur arrivando primi, non vollero o non seppero sfruttare commercialmente le loro intuizioni.

Eppure questo non rende la loro storia inutile. I grandi, coloro che oggi vengono celebrati, non sono mai alieni ma sempre persone che costruirono sulle spalle di altre persone oggi sconosciute. Leonardo da Vinci imparò dagli ingegneri e artisti suoi contemporanei, Picasso fu parte di un gruppo vario e stimolante fatto di artisti quasi dimenticati, e anche Steve Jobs e Bill Gates stessi assorbirono idee dall’ambiente che li circondava, al punto che possono essere definiti, Steve Jobs soprattutto, come dei geniali ottimizzatori piuttosto che dei creatori ex-novo.

Come insegna la tradizione buddhista tibetana, vi è un solo Dalai Lama per volta, ma vi sono molti piccoli Lama, la cui funzione complessiva supera addirittura come importanza quella del Dalai Lama supremo. Quindi non bisogna lasciarsi abbattere se non si è Steve Jobs o Bill Gates: a ognuno di noi può toccare un ruolo importante.